giovedì 23 febbraio 2012

GIALLO & TV
6 passi nel giallo - Presagi

Non parte sicuramente in quarta la nuova serie TV in 6 puntate diretta da Edoardo Margheriti, Lamberto e Roy Bava e lanciata con l'intenzione di ridare lustro a un genere che, soprattutto negli ultimi anni e grazie alle recensioni entusiastiche di Quentin Tarantino, vero appassionato dei thriller all'italiana anni '60 e '70, torna a essere un prodotto di nicchia particolarmente apprezzato e presente nelle videoteche personali di molti, giovani e non, italiani e stranieri. "Presagi", diretto da Lamberto Bava, è il primo di sei film per la TV che vede come protagonista Andrea Osvart nel ruolo di una medium che, dopo aver sognato l'omicidio di una bambina incredibilmente somigliante a sua figlia, inizia a collaborare con un ex agente dell'FBI (Craig Berko).
E se le scene di azione sono poche, ma tutto sommato ben realizzate per un prodotto televisivo, ad esempio quelle in cui il solito maniaco in impermeabile e cappello a tesa larga insegue le sue vittime con movenze leopardesche  (impossibile non pensare a "Cat People", ma anche a "La casa dell'orco", uno dei primi film per la TV sempre di Bava), è proprio la qualità da prodotto TV a prendere il sopravvento, con attori spesso eccessivamente sovraesposti nel tubo catodico e doppiaggi al limite del ridicolo (inspiegabile la continua presenza sullo schermo di Roberto Zibetti, la cui voce aveva già contribuito a devastare quel "Nonhosonno" di Argento che avrebbe meritato una maggiore attenzione). Qualche citazione per i più appassionati del genere (l'inquietante bambina che osserva l'interno della casa dal vetro di una finestra ricorda molto da vicino la giovanissima protagonista di "Operazione paura" del grande Mario Bava, ma l'impermeabile rosso è quello del nano assassino di "A Venezia un dicembre rosso shocking", mentre la ragazza cieca sulla spiaggia accompagnata dal fido pastore tedesco è un chiaro omaggio a "L'aldilà" di Fulci) non toglie comunque allo spettatore la sensazione di aver assistito a un prodotto di buona fattura, ma pesantemente penalizzato da una produzione edulcolorata e adatta, nonostante il tema, a tutta la famiglia.

La serie prosegue con:

Sotto protezione (29 febbraio)
Souvenirs (7 marzo)
Gemelle (14 marzo)
Omicidio su misura (21 marzo)
Vite in ostaggio (28 marzo)


giovedì 16 febbraio 2012

MOVIE MAGIC
Shame

video
2.45 minuti di note di "New York, New York" in versione jazz quasi sussurate da Carey Mulligan al fratello, Michael Fassbender, sui cui occhi scorrono girandole di incantevoli emozioni. L'essenza del film.

LIFE
Io e una maschera

Non mi era mai successa una cosa del genere.
Passeggio quasi tranquillo e quasi beato su viale Regina Margherita per un appuntamento di lavoro. Arrivo in anticipo e decido di allungare un po' per andare a fare colazione. La giornata promette bene, il sole scalda le ossa dopo lunghissime settimane di freddo pungente. Attraverso la strada e dall'altra parte mi attende questa maschera che vedete qui a fianco. Un "artista" di strada che di artista aveva ben poco. Una maschera di carnevale sul viso, una coroncina in testa, un sacco verde che ricopre tutto il corpo. Mi ricorda la Statua della Libertà. Mi aspetto quello che si aspettano tutti quando incontrano le maschere per strada, ovvero che rimangano immobili, impietrite, come statue. E invece no. La maschera ad ogni persona che le passa davanti alza una manina timida e saluta. Nient'altro. Io non so cosa mi abbia preso. Non ho idea di chi si nascondesse sotto quella maschera. Non so nemmeno se fosse un uomo o una donna, giovane, adulto, anziano. So solo che quel gesto, timido, sconnesso, fuori luogo per un'attrazione da strada, mi ha stretto una morsa nel cuore. Ho percepito una persona sola, che forse non sa nemmeno perché si trovi lì. Che forse non sa fare altro, se non alzare la mano e salutare. So solo che avrei tanto avuto voglia di andarle vicino, abbracciarla, dirle che non è sola, almeno in quel momento. Probabilmente non mi ha neppure notato. Ha continuato a salutare le altre persone che passavano, indistintamente. Io invece quella maschera me la sono portata fino a casa. E ora scrivo di lei, ovunque sia.

sabato 11 febbraio 2012

MUSICA
R.I.P. Whitney


Pubblico quella che secondo me è la sua canzone più bella. Spero di non dover sentire troppi moralizzatori nei prossimi giorni. La più grande voce della Musica, morta il giorno dei Grammy Award. Ora riposati, te lo sei meritato.

sabato 4 febbraio 2012

LIFE
S come Sintonia

Sillabazione:
【sin-to-nì-a】

Definizione e Significato:
1 - Fisica, Identità di frequenza tra grandezze o fenomeni periodici ‖ mettere in sintonia, nelle telecomunicazioni, accordare il circuito ricevente con quello trasmittente ‖ comando, indicatore di sintonia, in apparecchi radiofonici o televisivi, dispositivo che permette di scegliere la stazione trasmittente desiderata accordandosi con la frequenza d'onda corrispondente.
2 - Figurativo, Armonia, accordo: essere in sintonia con i tempi

Come faccio a scrivere un post sensato sulla "sintonia" se anche il dizionario la relega al secondo posto, descrivendola con 8 semplici parole?

Dunque. La sintonia è quella corrispondenza d'amorosi sensi (cit.) che scatta tra due persone che condividono passioni, interessi, punti di vista. Presuppone una certa conoscenza reciproca che permetta di andare al di là del semplice, anche se pur sempre piacevole, scambio di opinioni, battute e una serie di elementi che rendono misteriosamente interessante un'altra persona.
Quella non si chiama "sintonia", si chiama semplicemente "curiosità".

Proprio per sua natura, la sintonia è un'armonia astratta, priva di qualunque connotazione fisica o chimica. Richiede tempo, interesse, costanza. Richiede l'abbandonarsi a sensazioni che ci fanno pensare che, sì, una persona può percorrere un percorso di vita con un'altra e non si esaurisce nell'arco di 48 ore.
Quella non sia chiama "sintonia", si chiama "compensazione alla monotonia".

La sintonia riesce a unire le persone più disparate, permettendo di costruire giorno per giorno un rapporto forte, complice, quasi esclusivo. E ci illudiamo se pensiamo anche solo per un istante di poterla trovare nel primo personaggio che ci si para davanti nella nostra vita, ma ci consente, fortunatamente, di non lasciarlo fuggire nel momento in cui individuiamo il nostro eventuale compagno di vita, che nella maggior parte dei casi diventa un caro amico, se non un compagno. E non richiede certo di attraversare l'intera città a piedi, sommersi dalla neve, pur di vedere l'oggetto della nostra sintonia.
Quella non si chiama "sintonia", si chiama "impellenza di esplicare le nostre funzioni fisiologiche".

La sintonia, infine, prescinde dall'aspetto fisico. Prescinde dall'immagine che proiettiamo di una persona nel momento in cui, non avendola ancora conosciuta, abbiamo a disposizione solo una fotografia sfocata. Tanto è vera questa definizione, che una vera e profonda sintonia non impedisce a due persone che fisicamente possono non trovarsi attraenti di andare a mangiare una pizza o discutere di libri, cinema o musica davanti a un bicchiere di vino, con uno scambio continuo di sorrisi e il calore nel cuore.
Quella non si chiama "sintonia", si chiama "scarto del pezzo meno appetitoso al banco della macelleria".

A tale scopo, evitate figuracce in pubblico. Utilizzate con molta cautela questa parola.
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